c’è questa buffa cosa che mi capita ogni tanto, questa buffa cosa di finire in un film di david lynch.
e quindi l’altra notte, alle tre del mattino, mentre camminavo in una stradina di campagna immersa nella nebbia e nel gelo, aspettando da un momento all’altro che qualcosa tipo l’uomo nero di mulholland drive uscisse da dietro un muro, l’altra notte ho pensato che siamo a dicembre, che il 2011 è praticamente finito (toh, come vola il tempo), che quest’anno nel bene e nel male sono successe un sacco di cose, e allora mi son detta ma dai, facciamo un bilancio di tutte queste cose e di quello che ho imparato.
quest’anno ho imparato che si vive di quello che c’è concretamente giorno per giorno, non di promesse e prospettive che sono piene di belle parole e che forse un giorno ti daranno una magica felicità, ma nel mentre ti fanno sopravvivere nella frustrazione. se non sei felice qui e ora non lo diventerai magicamente dopo solo perché hai creduto tanto in qualcosa che non sta andando da nessuna parte.
quest’anno ho imparato a fare le iniezioni sottocute ai gatti e intramuscolari alle persone. fino ad ora i miei pazienti sono tutti vivi e godono di buona salute.
quest’anno ho imparato che quello che davvero è difficile da sopportare quando fai un tatuaggio enorme non è il dolore mentre te lo disegnano addosso. è il prurito durante la guarigione, quando non lo puoi grattare per nessun motivo al mondo, e vorresti amputare la parte interessata.
quest’anno ho imparato che la colla UHU, quella gialla, che costa pure abbastanza, non serve a un cazzo. forse ad annegare i suoi inventori in un mare di filamenti appiccicosi. maledetti.
quest’anno ho imparato che non è vero che ciò che non ti uccide ti rende più forte. più cinica, più carogna, più disillusa, incapace di provare qualsiasi sentimento, alle volte, ma non più forte.
quest’anno ho imparato che posso avere rapporti intimi con esseri del sesso opposto senza cadere in un vortice di disperazione, struggendomi di passione per gente che non si ricorda nemmeno il mio nome (e forse in quel momento così intimo era pure ubriaca). però continuo a preferire la formula “e vissero felici e contenti”.
quest’anno ho imparato che non si esce vivi dalle scuole medie, e le dinamiche interpersonali rimangono le stesse in qualsiasi situazione presupponga la collaborazione o il formarsi di un gruppo di esseri umani. ci sono stati degli over trenta che mi hanno portato a pensare che forse l’unico tipo di linguaggio che potesse accendere in loro un barlume di comprensione fosse aspettarli all’uscita, saccagnarli di botte e pisciargli sullo zaino.
quest’anno ho imparato che le distanze sono una cosa estremamente relativa.
quest’anno ho imparato cos’è una cougar.
quest’anno, invece, non ho ancora imparato cosa sia il senso dell’orientamento. continuo a perdermi in spazi ridicolmente piccoli e a buttare decine di euro di benzina cercando posti che anche una scimmia cieca e focomelica su un triciclo saprebbe raggiungere. però ho imparato la faccia da culo, e per natale ho chiesto a mio padre un navigatore GPS. andare a fanculo non sarà mai stato così facile.